Modena City Ramblers – La locomotiva

La locomotiva” è una canzone scritta da Francesco Guccini e pubblicata nell’album Radici del 1972. Il pezzo narra la storia del macchinista Pietro Rigosi, anarchico italiano che il 20 luglio 1893, alla stazione di Poggio Renatico, si impadronì di una locomotiva non collegata a nessun treno e si diresse verso la stazione di Bologna.
Quando fu lanciato l’allarme, il personale delle Ferrovie deviò la corsa della locomotiva verso un binario morto facendola schiantare contro alcuni carri merci in sosta. Nell’urto, Pietro Rigosi perse una gamba ma sopravvisse. Nessuno conosceva i motivi di quel gesto. Ci pensò lo stesso Rigosi a fugare ogni dubbio quando, uscito dall’ospedale, dichiarò: “Che importa morire? Meglio morire che essere legato!“.
Il suo, dunque, fu un atto di protesta contro le dure condizioni di vita e di lavoro e contro l’ingiustizia sociale che si manifestava in ogni situazione, anche nell’ambito ferroviario. Nonostante i giornali dell’epoca descrissero la vicenda come il gesto di un folle, la memoria di Pietro Rigosi non si perse nel tempo e Guccini trasse ispirazione da questa storia e scrisse il brano.
Di questa splendida canzone vi proponiamo la versione realizzata dai Modena City Ramblers nel 1996. Come si potrà notare durante l’ascolto, questa cover ha un ritmo sempre più incalzante, proprio a voler evocare la progressione costante di una locomotiva che “corre, corre, corre sempre più forte!”
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4 thoughts on “Modena City Ramblers – La locomotiva

    1. Il Banco del Mutuo Soccorso è una di quelle espressioni musicali italiane che, insieme ad altre, non hanno avuto la risonanza che meritavano, nonostante siano in attività dagli anni ’60.
      Questa canzone è molto bella (come tutto l’album “Banco” che, se non l’hai già fatto, ti consigliamo di ascoltare per intero), nonostante sia di uno stile differente al rock progressivo che Il Banco del Mutuo Soccorso aveva sempre interpretato fin dal loro inizio. Negli anni ’80, infatti, scelsero testi più diretti rispetto al passato e, musicalmente, incentrarono il brano su una presenza maggiore delle tastiere suonate da Gianni Nocenzi (che abbandonò il gruppo proprio dopo la pubblicazione di questo disco).
      Questa svolta stilistica, comunque, ha prodotto ottimi risultati e canzoni stupende, proprio come “Moby Dick”.
      Grazie per il commento e per la splendida canzone!

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      1. Mi fa molto piacere che anche tu abbia apprezzato quest’indimenticabile canzone. Nel mio blog puoi trovarne tante altre: infatti quando replico ai miei commentatori spesso chiudo la risposta con il video di un brano inerente al concetto che ho appena espresso. Nei commenti a questo post, ad esempio, ne ho caricati una decina: https://wwayne.wordpress.com/2015/06/28/una-spalla-su-cui-ridere/. Grazie a te per la bellissima risposta! 🙂

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