L’amore: una non – definizione.

L’amore è la più infallibile dimensione dinamica che porta l’inconscio alla luce“, diceva Carl Gustav Jung, uno dei pilastri della psicologia del profondo. Probabilmente parlava in questi termini perché, di fronte alla sua paziente Sabina Spielrein, perse gran parte del suo controllo e si fece guidare da tutto ciò che lo abitava all’interno; mise da parte l’etica professionale e si abbandonò ai sentimenti che entrambi provavano l’uno per l’altra.

Non dev’essere stato facile, anche perché in quel periodo la psicoanalisi si stava consolidando e le sue pareti avevano bisogno di tutt’altro che una violenta scossa di terremoto. Ma, d’altronde, senza andare troppo lontano da casa nostra, per chiunque si sia innamorato, non dev’essere stato facile veder crollare una dopo l’altra le proprie costruzioni, pazientemente messe su nel tempo, a volte con dolore e con fatica. Tutto è messo in ordine e noi abbiamo un equilibrio invidiabile; poi incontriamo una persona e, che ci ricambi o meno, dal momento in cui il cuore si comincia ad aprire, tutto quanto sembra rovesciarsi da scatole e scaffali.

Dunya Mikhail, una poetessa irachena, scrive al riguardo:

“Ringrazio tutti coloro che non amo, perché non mi fanno venire il mal di testa, non mi fanno scrivere lunghe lettere, non agitano i miei sogni, non li attendo in ansia, non leggo i loro oroscopi sul giornale, non compongo il loro numero di telefono, non li penso. Li ringrazio molto, non mi mettono in subbuglio la Vita”

Rimanere, però, fermi a una visione dell’amore come implacabile uragano che arriva, fa il suo comodo e se ne va, lasciandoci sterili osservatori, ci fa mancare il grande potenziale che in esso è racchiuso e occulta una forza che, nelle nostre profondità, noi abbiamo.

Quando l’amore ci mette in subbuglio la vita, noi possiamo vedere qualcosa dentro che avevamo dimenticato, o, ancora più probabile, che non conoscevamo. Le reazioni che abbiamo di fronte alle azioni della persona che amiamo – se ci sentiamo traditi, abbandonati, riconoscenti, divertiti, indifferenti, rabbiosi – ci suggeriscono quale aspetto di noi stessi si trova nel profondo e, da lì, muove le fila dei nostri comportamenti.

Quando il nostro partner fa qualcosa che ci ferisce e noi ci sentiamo profondamente amareggiati o disperati o arrabbiati, è proprio in quel momento che noi sentiamo la nostra ferita; non la ferita che l’altro ci causa, ma quella che c’è da tempi indefinibili e non ha ancora avuto l’occasione di essere guarita.

Naturalmente, la reazione più semplice in queste situazioni è quella di pensare che l’altro stia sbagliando, che sia carente in qualcosa. Vera o no che sia questa osservazione, noi potremmo comunque accettare la sfida e approfittarne per prenderci cura del nostro dolore: “Forse l’amore è il processo con il quale ti riconduco dolcemente a te stesso” dice Leo Buscaglia, un docente e scrittore statunitense, vedendo le infinite potenzialità che questo sentimento porta con sé.

E’ difficile poi trovare una spiegazione univoca di ciò che sia l’amore. Le neuroscienze osservano con incanto quali aree cerebrali si attivino durante l’innamoramento – l’amore si trova nel cervello-; la psicoanalisi percorre i ponti che dal partner portano ai genitori – l’amore è nella ripetizione del passato -; le tradizioni esoteriche assistono ai ricongiungimenti di anime che hanno un compito da svolgere insieme – l’amore è nel destino-; i poeti travasano tutto quello che l’amore scatena, su fogli di carta,

E in noi, l’amore dov’è? Forse per alcuni l’amore è ovunque, negli animali, nella pioggia, nel calore, nel respiro; forse per altri l’amore è nel fondo di un pozzo, lontano dalla quotidianità; per altri ancora, forse, l’amore è una stampella necessaria al proseguimento del cammino.

Per miliardi di definizioni dell’amore, forse, però, ci sarà la consapevolezza, profonda o appena emergente, che si tratta di un miracolo, un evento eccezionale, al cui verificarsi cose davvero importanti accadono. Come vivere questo miracolo è una delle poche scelte che l’amore rimanda a noi, perché il resto è veramente imprevedibile.

Le parole di Kahlil Gibran, poeta, pittore e filosofo libanese, possono concludere questa pagina di riflessioni – una tra le tante – sulla forza più indefinibile dell’universo:

Quando l’amore vi chiama, seguitelo.
Anche se le sue vie sono dure e scoscese.
e quando le sue ali vi avvolgeranno, affidatevi a lui.
Anche se la sua lama, nascosta tra le piume vi può ferire.
E quando vi parla, abbiate fede in lui,
Anche se la sua voce può distruggere i vostri sogni come il vento del nord devasta il giardino.

Poiché l’amore come vi incorona così vi crocefigge. E come vi fa fiorire così vi reciderà.
Come sale alla vostra sommità e accarezza i più teneri rami che fremono al sole,
Così scenderà alle vostre radici e le scuoterà fin dove si avvinghiano alla terra.
Come covoni di grano vi accoglie in sé.
Vi batte finché non sarete spogli.
Vi staccia per liberarvi dai gusci.
Vi macina per farvi neve.
Vi lavora come pasta fin quando non siate cedevoli.
E vi affida alla sua sacra fiamma perché siate il pane sacro della mensa di Dio.

Tutto questo compie in voi l’amore, affinché possiate conoscere i segreti del vostro cuore e in questa conoscenza farvi frammento del cuore della vita.
Ma se per paura cercherete nell’amore unicamente la pace e il piacere,
Allora meglio sarà per voi coprire la vostra nudità e uscire dall’aia dell’amore,
Nel mondo senza stagioni, dove riderete ma non tutto il vostro riso e piangerete, ma non tutte le vostre lacrime.

L’amore non da nulla fuorché sé stesso e non attinge che da se stesso.
L’amore non possiede né vorrebbe essere posseduto;
Poiché l’amore basta all’amore.

Quando amate non dovreste dire:” Ho Dio nel cuore “, ma piuttosto, ” Io sono nel cuore di Dio “.
E non crediate di guidare l’amore, perché se vi ritiene degni è lui che vi guida.

L’amore non vuole che compiersi.
Ma se amate e se è inevitabile che abbiate desideri, i vostri desideri hanno da essere questi:
Dissolversi e imitare lo scorrere del ruscello che canta la sua melodia nella notte.
Conoscere la pena di troppa tenerezza.
Essere trafitti dalla vostra stessa comprensione d’amore,
E sanguinare condiscendenti e gioiosi.
Destarsi all’alba con cuore alato e rendere grazie per un altro giorno d’amore;
Riposare nell’ora del meriggio e meditare sull’estasi d’amore;
Grati, rincasare la sera;
E addormentarsi con una preghiera in cuore per l’amato e un canto di lode sulle labbra.

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