La poesia agrodolce di Wislawa Szymborska

La poesia piace a non più di due persone su mille.

Così Wislawa Szymborska, poetessa e saggista, nata nel 1923 in una piccola città polacca, descriveva, in modo ironico, la risonanza e la diffusione della poesia. 

D’altronde, il tono dissacrante e mai banale delle sue parole è una delle caratteristiche principali di ogni opera che ha scritto durante la sua lunga carriera. Quest’ultima, infatti, è iniziata in un contesto storico molto difficile: la Polonia degli anni ’40 occupata dal regime nazista. Proprio in questo periodo, la Szymborska ha avuto il primo contatto con un altro elemento che proporrà spesso in molte delle sue poesie: la condizione dell’individuo e della società umanaUn argomento osservato da diversi punti di vista: filosofico, critico e persino etico, ma, comunque, sempre con un approccio libero da pregiudizi. Libero come i versi delle sue poesie, ostili ai rigidi schemi della metrica e alla cadenza delle sillabe. Ciò non le ha impedito di essere premiata con il Nobel per la Letteratura nel 1996. 

Per quasi 90 anni, fino alla sua morte (avvenuta nel 2012), Wislawa Szymborska ha raccontato le emozioni del mondo con un tocco gentile. Talvolta, andando a braccetto con il paradosso e le contraddizioni. Quelle contraddizioni che ha potuto osservare durante lo svolgersi della Storia del ‘900 e che hanno privato intere generazioni della capacità di sognare.

Proprio in merito al sogno, pubblichiamo il suo personale “Elogio dei Sogni“: una splendida unione tra immaginazione e desiderio.

In sogno
dipingo come Vermeer.
Parlo correntemente il greco
e non soltanto con i vivi.
Guido l’automobile,
che mi obbedisce.
Ho talento,
scrivo grandi poemi.
Odo voci
non peggio di autorevoli santi.
Sareste sbalorditi
dal mio virtuosismo al pianoforte.
Volo come si deve,
ossia da sola.
Cadendo da un tetto
so cadere dolcemente sul verde.
Non ho difficoltà
a respirare sott’acqua.
Non mi lamento:
sono riuscita a trovare l’Atlantide.
Mi rallegro di sapermi sempre svegliare
prima di morire.
Non appena scoppia una guerra
mi giro sul fianco preferito.
Sono, ma non devo
esserlo, una figlia del secolo.
Qualche anno fa
ho visto due soli.
E l’altro ieri un pinguino.
Con la massima chiarezza.

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