Dalle Stelle al Cuore. Un ponte fra Scienza e Spiritualità.

Qualche giorno fa ci siamo imbattuti in una ricerca davvero interessante: un gruppo di ricercatori, in Cile, utilizzando un telescopio a raggi infrarossi, è riuscito a superare le dense nubi di polveri stellari che ci impedivano di vedere quello che accadeva al centro della nostra Galassia.

Secondo gli studi presenti nel campo astronomico fino a ieri, la “popolazione” di questa zona, sarebbe dovuta essere in prevalenza costituita da stelle anziane e molto anziane, che hanno miliardi e miliardi di anni. L’aspetto sensazionale della scoperta, invece, è stato proprio quello di trovare, in prossimità del rigonfiamento centrale, un gruppo di stelle giovanissime, che hanno dai 25 ai 100 milioni di anni. L’articolo Scoperte giovanissime stelle al centro della Galassia” spiega meglio, da un punto di vista scientifico, le caratteristiche e la cornice di questa scoperta.

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Quello di cui invece oggi ci preme parlare è di un possibile collegamento tra questa scoperta scientifica e l’aspetto spirituale dell’essere umano, di un invisibile, ma presente ponte, tra il Cielo e la Terra, tra il centro di una Galassia e il centro dell’Uomo, tra due cuori, insomma, pulsanti di vita.

Poco importa se quelle stelle siano lì da quando sono nate o se si trovino di passaggio, mentre migrano nel cosmo; la loro caratteristica fondamentale è che, essendo molto giovani, portano una luce brillante e intensa che le loro sorelle più anziane cominciano fisiologicamente a perdere. Inoltre, esse fanno parte di un gruppo di stelle molto caro agli astronomi, le Cefeidi, chiamate anche “Candele Standard”, perché hanno il peculiare comportamento di espandere e restringere la loro luminosità a intervalli regolari, che variano da alcuni giorni ad alcuni mesi, a seconda della loro età. Grazie a questo, gli scienziati vi si appoggiano per calcolare alcune distanze astronomiche.

Mentre riflettevamo su queste dinamiche macrocosmiche, rimanendo in ascolto del nostro sentire, abbiamo compreso che la capacità di vedere, oltre le nubi, una nuova luce brillante e intensa, proprio nel cuore della nostra Galassia, potrebbe collegarsi con la capacità dell’essere umano di poter raggiungere, oggi con più facilità, il proprio centro. Che questo sia inteso a livello simbolico, oppure sia visto nell’ottica in cui tutto è strettamente connesso, poco importa; uno dei riflessi che possiamo trarre da una scoperta “oggettiva” può essere proprio quello di riportare il vissuto scientifico ad uno spirituale, psicologico, olistico, sintetico.

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Jeffrey Raff, un analista Junghiano del Colorado, ci propone, nel suo libro “Jung e l’immaginario alchemico“:

“Immaginate, se ci riuscite, cosa significhi essere al centro dell’Universo! Riconoscete in voi stessi il potere di unificare il mondo umano e quello divino, di incarnare il punto più basso e il punto più alto, di legare insieme i due aspetti della Parola Divina: non esiste potere più grande né sovranità più elevata del Sé dell’uomo.

Ciascuno essere umano è il centro della creazione, almeno in potenza. Immaginate di vivere in un mondo in cui ogni essere umano sia trattato come se fosse il centro dell’Universo.”

In quest’ottica, allora, tutto quello che accade quotidianamente, dal versamento accidentale di una tazzina di caffè, al ritardo di un mezzo pubblico, alle carezze che riceviamo, può essere inteso come un’espressione del nostro centro propulsore, che dipinge all’esterno scenari interni, attendendo che la nostra coscienza si integri nel processo.

Il centro illuminato della Galassia può diventare quindi il centro illuminato del nostro Essere e le giovani Cefeidi che, con il loro pulsare, ci mostrano quanto siamo distanti da loro, possono essere i richiami che il cuore lascia lungo il sentiero su cui ci troviamo per ritornare a casa. Un richiamo di rinnovata speranza e di vitale attesa che ci chiede di seguire con fiducia il percorso, poiché, adesso, i nostri occhi sono in grado di vedere.

Questa scoperta scientifica ha portato principalmente verso lo svelamento della luce, una luce nuova, giovane, brillante, riferimento utile per orientarsi nello spazio e nel tempo. Un messaggio simbolico che ci suggerisce di seguire le emozioni positive, il benessere a tutto tondo, la beatitudine, la felicità.

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Può sembrare un messaggio scontato, ma solo se dimentichiamo che l’essere umano spesso è attratto dall’oscurità, dai contorcimenti dell’animo, dalle inquietudini sotterranee, su cui rischia di costruire inganni per se stesso e per gli altri; se siamo consapevoli di questo nostro atteggiamento d’Ombra, possiamo anche lucidamente scegliere la direzione dei nostri passi e, quindi, l’obiettivo finale a cui vogliamo arrivare. Oggi le circostanze ci mostrano ancora più chiaramente quanto sia forte il nostro potere in merito.

E, trasversalmente al tempo, Osho, mistico indiano deceduto nel 1990, ci suggerisce:

“Ascolta le provocazioni della beatitudine, seguile sempre e andrai nella direzione giusta, andrai verso il divino. Non ascoltare mai qualcosa che provochi in te un senso di colpa, o di dolore o di infelicità: ti allontaneresti dal divino. Ogni volta che sei infelice, sei nell’inferno, lontanissimo dal divino, e ogni volta che sei completamente felice, sei nel divino, sei in paradiso. L’infelicità è uno stato innaturale; la beatitudine è la tua natura. L’infelicità è un condizionamento; la beatitudine è la tua anima, la tua essenza.”

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