Un mondo che si nutre di odio è un mondo che muore

13 novembre 2015: a Parigi, un attacco rivendicato dal gruppo terroristico islamista “Isis” provoca 128 morti e 300 feriti.

20 ottobre 2015: a Latakia, in Siria, alcuni raid aerei russi, approvati dagli Stati Uniti d’America e dalla Francia, causano la morte di 45 persone e il ferimento di altre 75.

Sommando, si possono contare più di 170 vite perse e quasi 400 feriti. Tutti esseri umani con lo stesso diritto alla vita.

Si potrebbe parlare per ore ed ore sulle cause che hanno generato questi orrori. E si potrebbero, allo stesso modo, riempire pagine sui motivi economici, politici, religiosi e sociali che, poco alla volta, hanno fomentato un clima di intolleranza tra i popoli. In sostanza, si potrebbe dedicare (e forse sprecare) molto tempo ad attribuire le tante colpe che hanno condotto il mondo a farsi la guerra. Senza scomodare la storia, né quella antica né quella recente, basta leggere la cronaca degli ultimi avvenimenti per assistere passivamente ad un lungo elenco di cifre: quello delle persone che perdono quotidianamente la vita perché qualcun altro le attacca, le bombarda, le uccide.

Raid aereo in Siria
Raid aereo in Siria

Consideriamo tutto questo non importante. O, quantomeno, reputiamo la dietrologia e l’analisi meticolosa degli eventi che sono accaduti ieri a Parigi e da quasi un anno in Siria una materia per sociologi, giornalisti e programmi tv.

In relazione a tutto ciò, consideriamo utile un’unica riflessione che abbraccia chiunque: francesi, siriani, italiani. Sia chi piange i propri morti, sia chi sta semplicemente a guardare le immagini in televisione. Sia chi addebita le colpe ad uno, sia chi accusa l’altro. Chiunque.

Di fronte al dolore di cui parlano le immagini di Parigi, è facile sentirsi sballottati da sentimenti di paura, rabbia e odio feroce nei confronti di chi ha provocato tutto questo. E la paura, la rabbia e l’odio modellano i pensieri, le parole, le azioni. L’istinto, allora, è quello di odiare lo straniero, siriani in Europa o europei in Siria (ma anche Iraq, Afghanistan, Libia) sperando che faccia la stessa fine, se non più atroce, delle vittime. E, se tutto questo avviene, se i confini si fanno più spessi, le distanze più incolmabili e i rancori più profondi, ecco che si aggiungerà altro odio all’umanità. Odio che eliminerà ogni possibilità di comprensione delle ragioni altrui e che genererà, con ogni probabilità, altro odio, prima sotto forma di pensieri, poi di parole, infine, di nuovo, di azioni.

Andando avanti così, continueremo a provocare e a ricevere morte e continueremo a leggere sui giornali, sui siti o in tv solo distruzione, lacrime e paura. Creare ulteriore sofferenza per rispondere a un attacco ingiusto e insensato vanifica la perdita di ogni singola vita, siriana o francese che sia. 

In conclusione, un mondo che si nutre di odio è un mondo che muore. Un mondo che si nutre d’amore, forse, ha una possibilità di salvarsi.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...